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Crocifissione
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La mwdacrocifissione era, nell'mwdqImpero Romano, una modalità di esecuzione della mwdgpena di morte; si trattava di una vera e propria mwdwtortura, talmente atroce e umiliante che non poteva essere inflitta a un mweacittadino romano. Veniva preceduta dalla mweqflagellazione, che rendeva questo rito ancora più straziante per il condannato. mwegCicerone le definì mwew"il supplizio più crudele e il più tetro"cite-ref-1[1].

Tale supplizio è tuttavia molto più antico dei mwgqRomani (alcuni documenti antichi ne parlano già all'epoca dei mwggBabilonesi e degli mwgwAssiri) e non sempre è legato a una struttura a croce: delle volte, il condannato era legato a un singolo palo, a volte a una struttura a V rovesciata, ma lo scopo era tuttavia sempre lo stesso ovvero provocare la morte, dopo una lenta agonia, che interveniva per mwhgsoffocamento determinato dalla compressione del costato (a tale scopo, di solito le gambe del condannato erano spezzate con una mazza o un martello), oppure a causa di mwhwcollasso cardio-circolatorio; si presume che, talvolta, la morte intervenisse a seguito della combinazione di tutti e due gli aspetti.

Contents

Siria
Note

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Descrizione

La mwkacroce consisteva in due pali, uno verticale e l'altro orizzontale. Normalmente sul luogo delle crocifissioni c'era già, saldamente piantato per terra, il palo verticale (lo mwkqstipes). Il condannato si avviava al luogo dell'esecuzione portando sulle sue spalle il palo orizzontale, chiamato in mwkglatino mwkwpatibulum (da cui, la parola mwlaitaliana "mwlqpatibolo"), al quale sarebbe stato confisso, e il mwlgpatibulum veniva poi infisso sullo mwlwstipes. (Lo stesso termine mwmapatibulum indicava anche la spranga di una porta). Pare che il mwmqpatibulum fosse legato alle braccia del condannato, che, in questo modo (se fosse caduto durante il tragitto), avrebbe rischiato di colpire il suolo con la faccia. Gli arti erano inchiodati o legati al legnocite-ref-2[2].

Il palo verticale era, inoltre, in genere, fornito di una sporgenza, detta mwnwpegma, su cui sedeva a cavalcioni la vittimacite-ref-3[3], o in assenza del pegma, i piedi del condannato venivano inchiodati ai lati dello stipes. L'agonia del condannato era piuttosto lenta, potendo durare delle ore o anche dei giorni. Non vi è un'unica ipotesi sulle cause della mwpamorte; sopravveniva, infatti, per collasso cardiocircolatorio (dovuto anche all'mwpqipovolemia causata dalla perdita di sangue e di liquidi) o mwpgasfissia. Infatti, per respirare il condannato doveva fare leva sulle mwpwgambe; quando, per la stanchezza, o per il freddo, o per il mwqadissanguamento, il condannato non poteva più reggersi sulle gambe, restava penzoloni sulle braccia, con conseguente difficoltà a respirare; o tutti questi movimenti dolorosissimi portavano al cedimento del cuore. I carnefici lo sapevano bene e quando dovevano accelerare la morte rompevano con un bastone le gambe del condannato, in maniera che il soffocamento giungesse il prima possibile.

La crocifissione nell'Impero romano

Presso le civiltà antiche la crocifissione era molto praticata. Il primo documento che vi fa riferimento si trova nella letteratura sumerica. A mwsqRoma questo supplizio appare per la prima volta nel 217 a.C., come ricorda Livio in un passo ricordando che "furono anche crocifissi venticinque schiavi che avevano congiurato nel mwsgCampo marzio".cite-ref-merola1718-4-0[4] Si è molto discusso con conclusioni spesso divergenti, ma probabilmente era una pratica che i Romani appresero dai mwtwCartaginesi:cite-ref-merola1718-4-1[4] indicativo a tal proposito l'affresco, del III secolo a.C., nel sepolcro Arieti, scoperto nel 1875 a Roma, sull'mwvaEsquilino, in cui è raffigurato un uomo crocifisso con delle corde, che è stato identificato con mwvqmwvgHannibal, mwvwdux Poenorum o con mwwaAttilio Regolo.cite-ref-merola1718-4-2[4]cite-ref-5[5]

Lo storico latino mwygTacito descrive nell'episodio di mwywLucio Pedanio Secondo (in Annali XIV, 40 ss.) la durezza della schiavitù romana, in particolare l'applicazione di misure punitive drastiche, tra cui il supplizio della crocifissione, per punire gli schiavi. La crocifissione era una pena riservata a schiavi e ribelli, il cui scopo era sia punire il singolo individuo che terrorizzare gli altri malviventi, rafforzando così la sicurezza padronale.cite-ref-6[6]

La pena si distingueva per l'atrocità e il vilipendio che vi è associato; i romani punivano con questa esecuzione il brigantaggio e la ribellione degli schiavi. Il giudice, riconosciuta la colpevolezza e pronunciata la condanna "mwaqsia messo in croce!", dettava il mwagtitulus, cioè il motivo della sentenza scritta su un cartello, quindi indicava le modalità di esecuzione, delegata ai carnefici o, nelle province, ai soldati. Il condannato, davanti al magistrato, era prima flagellato dai mwawtortores, che operavano in coppia. Denudato e legato ad un palo o ad una colonna era colpito con strumenti diversi a seconda della condizione sociale: per gli schiavi e i provinciali era previsto il mwbaflagrum o mwbqflagellum formato da 2 o 3 strisce di cuoio o corda (mwbglora) intrecciate con schegge di legno, od ossicini di pecora o delle strisce di cuoio aventi all'estremità piccole sfere di metallo. La flagellazione poteva essere una punizione esemplare fine a se stessa, seguita dalla liberazione o una condanna mortale: in tale caso, produceva lacerazioni così profonde da mettere allo scoperto le ossa. Se veniva inflitta come preambolo alla crocifissione, il numero di colpi doveva essere limitato probabilmente a una ventina perché la vittima non doveva morire prima di finire in croce.

Il condannato veniva poi rivestito e condotto al supplizio. Il mwcatitulus, appesogli al collo o portato da un banditore, aveva la funzione d'informare la popolazione sulle sue generalità, sul delitto e sulla sentenza. I responsabili d'efferati delitti erano caricati del mwcqpatibulum (probabilmente legati). Se i malcapitati erano più di uno, venivano legati tra loro con una lunga corda che poteva passare intorno al collo, ai piedi o a un'estremità del mwcgpatibulum. Sul luogo dell'esecuzione, situato sempre fuori dalle mura cittadine, erano spesso già piantati i pali verticali, gli mwcwstipites, su cui fissare i mwdapatibula. La mwdqcrux patibulata o mwdgcrux compacta risultava a forma di T, il mwdwtau greco. Il mweacruciario veniva spogliato e i suoi vestiti diventavano proprietà dei carnefici, quale prezzo della loro prestazione; probabilmente il crocefisso era nudo. È possibile ritenere l'aggiunta dello straccio nelle rappresentazioni dei crocifissi come una consuetudine di origine cristiana per le immagini sacre in quanto la nudità completa, specie nel caso delle condannate, era un ulteriore strumento di umiliazione e punizione. Veniva poi appeso alla croce per le braccia con chiodi, anelli di ferro o corde, come pure i piedi, che talvolta però venivano lasciati liberi.

Con la crocifissione si voleva provocare una morte lenta, dolorosa e terrificante, esemplare per chi ne era testimone: mwegper stillicidia emittere animam, lasciare la vita goccia a goccia. mwewOrigene scrive: “mwfaVivono con sommo spasimo talora l'intera notte e ancora l'intero giorno”. Per questo si adottava una serie d'accorgimenti che ritardavano la morte anche per giorni: per esempio un sedile o un corno, posto nel centro del palo verticale. Lungo il cammino essi subivano strattoni e venivano oltraggiati, maltrattati, flagellati, pungolati e feriti per indebolirne la resistenza. Bevande drogate (mirra e vino) e la mwfqposca (miscela d'acqua e aceto) servivano a dissetare, tamponare emorragie, far riprendere i sensi, resistere alla sofferenza, mantenere sveglio il crocifisso perché confessasse le sue colpe.

Raramente la morte veniva accelerata; se ciò accadeva era per motivi d'ordine pubblico, per interventi d'amici del condannato, per usanze locali. Si provocava la morte in due modi: col colpo di lancia al cuore o col mwfwcrurifragium, cioè la rottura delle gambe, che privava il condannato d'ogni punto d'appoggio con conseguente soffocamento per l'iperestensione della cassa toracica (non è possibile respirare completamente e viene meno quindi l'apporto di aria ossigenata all'organismo). La vigilanza presso la croce era severa per impedire interventi di parenti o amici; l'incarico di sorveglianza era affidato ai soldati e durava sino alla consegna del cadavere o alla sua decomposizione. In Occidente, all'inizio del IV secolo, l'Imperatore mwgaCostantino il Grande vietò ai tribunali pubblici di condannare alla crocifissione. Ma questa pratica durò molto più a lungo in Oriente e in altri Paesi; al riguardo vi sono racconti dettagliati di crocifissioni ancora nel IX secolo.

Uso moderno

Siria

Il 30 aprile 2014 gli mwhaestremisti islamici effettuarono sette esecuzioni pubbliche a mwhqRaqqa, nella mwhgSiria settentrionale.cite-ref-7[7] Le immagini, originariamente pubblicate su mwiwTwitter da uno studente dell'mwjaUniversità di Oxford, furono nuovamente pubblicate dall'account Twitter di un noto membro dello mwjqStato Islamico dell'Iraq e del Levante (ISIS) cagionando nella maggioranza dei media l'incorretta attribuzione di crocifissioni al gruppo militante.cite-ref-tdb-extremists-8-0[8] Nella maggior parte dei casi di "crocifissione" le vittime venivano uccise prima di mostrare i corpicite-ref-cnn-crucifixion-9-0[9] ma ci sono segnalazioni di "crocifissioni" effettuate su persone ancora in vita e il caso di un uomo in cui fu detto di essere stato "crocifisso per otto ore" senza indicazioni sulla morte.cite-ref-cnn-crucifixion-9-1[9]

Crocifissioni storiche

In ordine cronologico:

• mwngBomilcare, ultimo mwnwre di Cartagine

Nel 332 a.C. Alessandro Magno, dopo una lunga battaglia e la conquista di Tiro - che durò ben 7 mesi - fece crocifiggere mwoq2 000 abitanti della città. cite-ref-10[10]

• I seimila compagni di mwqaSpartaco proveniente dalla Tracia , mwqqschiavi mwqgribellatisi negli anni dal mwqw73 al mwra71 a.C.
• mwrgGesù, mwrwcrocifisso dai Romani sotto mwsaPonzio Pilato.
• mwsgSan Disma, il Buon Ladrone, crocifisso alla destra di Cristo (mwswmwtaVangelo secondo Luca e mwtqmwtgVangelo di Nicodemo).
• mwuaAndrea apostolo, crocifisso a mwuqPatrasso, su una mwugcroce decussata (notizia riportata dagli Atti gnostici),
• mwvaPietro apostolo, crocifisso a mwvqRoma a testa in giù.
• mwvwFilippo apostolo, crocifisso a mwwaHierapolis (secondo mwwqJacopo da Varagine).
• Krateros, strategos dell'Impero Bizantino, crocifisso durante la mwwwconquista araba di Creta.
• mwxqSan Paolo Miki e mwxgcompagni martiri, crocifissi durante un'ondata di persecuzione anticristiana in mwxwGiappone.

Note

cite-note-11. Discorsi contro Verre, citati in mwzgGiuseppe Ricciotti, mwzwVita di Gesù, Mondadori, 1962
cite-note-22. mw0wCrucifixion, Jewish Encyclopaedia
cite-note-33. Secondo mw1wTertulliano, ad esempio, tale sporgenza del mw2apatibulum aveva la forma di un corno. Cfr. mw2qGiuseppe Ricciotti, mw2gVita di Gesù Cristo, Mondadori, 1962
cite-note-merola1718-44. Giovanna D. Merola; Amalia Franciosi, mw4gmw4wManentibus titulis: studi di papirologia ed epigrafia giuridica, Satura Editrice, 2016, ISBN 978-88-76-07155-3, pp. 17-18.
cite-note-55. Rispettivamente da F. Coarelli, mw6aI sepolcri dipinti dell'Esquilino e la pittura trionfale, comunicazione al convegno mw6qArte dal basso? Stile e società nel mondo antico dell'arte plebea ad oggi, presso Acc. tedesca di Villa Massimo, 9 giugno 2007, e da F. Canali de Rossi, mw6gIl sepolcro di Attilio Calatino presso la porta Esquilina, in www.fastionline.org (2008) 7, con bibliografia.
cite-note-66. mw7gMassimo Gusso, mw7wmw8aAspetti della schiavitù in Roma imperiale. Un tragico racconto di Tacito, in mw8qQuaderno n 8 (2005) del Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche, pp. 1-15, 1º gennaio 2005. mw8gURL consultato il 21 settembre 2025.
cite-note-77. mw9gmw9wmw-aDeath and desecration in Syria: Jihadist group 'crucifies' bodies to send message, in mw-qCNN, Associated Press, 2 maggio 2014. mw-gURL consultato il 2 maggio 2014.
cite-note-tdb-extremists-88. mw-gJacob Siegel, mw-wmwaqaIslamic Extremists Now Crucifying People in Syria—and Tweeting Out the Pictures, in mwaqemwaqiThe Daily Beast, 30 aprile 2014. mwaqmURL consultato il 14 luglio 2014. mwaqu«CORRECTION: This story misidentified the origin of a tweet and attributed it to an ISIS member when it actually came from Aymenn Jawad Al-Tamimi, a student of Oxford University who has no affiliation with ISIS. We regret the error.»
cite-note-cnn-crucifixion-99. mwaqsSteve Almasy, mwaqwmwaq0Group: ISIS 'crucifies' men in public in Syrian towns, CNN, 29 giugno 2014. mwaq4URL consultato il 30 giugno 2014.
cite-note-1010. Edward Farr, History of the Persians, pag 252, Robert Carter, 1850.

Voci correlate
Altri progetti

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Collegamenti esterni

• citerefsapere-itcrocifissióne, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) crucifixion / Crucifixion, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mwasyLa Crocifissione, su freeweb.lombardiacom.it. URL consultato il 4 gennaio 2005 (archiviato dall'url originale il 21 aprile 2005).